<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet title="XSL formatting" type="text/xsl" href="http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/rss2/xslt" ?><rss version="2.0"
  xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
  xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
  xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
  xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
<channel>
  <title>Le politiche linguistiche</title>
  <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/</link>
  <atom:link href="http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/rss2" rel="self" type="application/rss+xml"/>
  <description>Un diario virtuale di analisi e commenti sulle politiche linguistiche in Europa</description>
  <language>it</language>
  <pubDate>Sat, 06 Mar 2010 07:03:28 +0100</pubDate>
  <copyright></copyright>
  <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
  <generator>Dotclear</generator>
  
    
  <item>
    <title>Asini all'università</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/12/15/Asini-all-universit%C3%A0</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:22dd39fa168dc0c9ba9776c2484c9fd3</guid>
    <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:16:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vi segnalo un bell'articolo su Repubblica&lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/lingua-italiana/lingua-italiana/lingua-italiana.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt; &quot;Italiano, questo sconosciuto - Studenti quasi analfabeti&quot;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;È interessante che mentre le università anglificano i percorsi di studio &quot; 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo in italiano&quot;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Da notare che alcuni linguisti come Beccaria sostengono che &quot;il predominio dell'inglese sta nuocendo all'uso dell'italiano&quot;, e aggiunge, &quot;Ormai è necessario alfabetizzare adulti e ragazzi, e la colpa è di un intero percorso scolastico che non sempre funziona. Le lacune nascono da lontano. Inoltre, l'uso esclusivo di telefoni cellulari e computer come strumenti di comunicazione non aiuta la nostra lingua: l'italiano sta regredendo quasi a dialetto&quot;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La questione della chiarezza del lessico (evitare l'inglesorum) e la cura della lingua nelle sedi di cultura, come le università, è essenziale. Altrimenti l'italiano farà la veramente la fine di un dialetto. La democrazia linguistica, che poi è strumento della democrazia materiale, passa anche attraverso la lingua e la chiarezza di espressione.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/12/15/Asini-all-universit%C3%A0#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/12/15/Asini-all-universit%C3%A0#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/43</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>I rischi dell'anglomania</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/10/21/I-rischi-dell-anglomania</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:0f2e021637b492942cf6545aad8d7beb</guid>
    <pubDate>Wed, 21 Oct 2009 09:43:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;quando dicevamo che in Italia oramai la questione dell'apprendimento dell'inglese stava diventando un'autentica ossessione non stavamo esagerando. Avevamo già criticato la politica del Politecnico di Torino tassa chi vuole studiare in italiano, e la politica dell'attuale governo di fatto impone a tutti l'inglese nelle scuole e &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/02/10/Salvare-la-seconda-lingua-comunitaria&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;di fatto sopprime la seconda lingua comunitaria&lt;/a&gt;. Il TAR del Lazio aveva bloccato quest'ultima misura, ma il &lt;a href=&quot;http://www.notiziedellascuola.it/news/inglese-201cpotenziato201d-il-si-del-consiglio-di-stato&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Consiglio di Stato l'ha recentemente riammessa, dichiarando legittimo il cosiddetto &quot;inglese potenziato&quot;&lt;/a&gt;. Infine, il Ministero dell'istruzione ha stabilito che, a prescindere da cosa si insegna, è &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_28/scuola_nuove_regole_gelmini_86d57d1e-93a8-11de-8445-00144f02aabc.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;necessario sapere l'inglese per diventare insegnanti&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Quello che ci segnala la stampa oggi, però ha dell'incredibile. Il Preside del liceo scientifico “Salutati” di Montecatini Terme ha deciso che gli studenti con lui devono preferibilmente parlare in inglese. Ovviamente il preside non è irlandese, ma italiano. Ma tant'è! L'anglomania avanza e produce questi casi grotteschi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Si tratta di un atteggiamento inaccettabile e discriminatorio, tramite il quale si inculca ai ragazzi fin da giovani un senso di inferiorità nei confronti dell'inglese e un pericoloso sentimento di sfiducia nei confronti della propria lingua materna, vista come subordinata all'inglese. Ma, temo, siamo appena all'inizio. Il peggio deve ancora arrivare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;=====&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Preside a Montecatini&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;“Studenti, con me si parla inglese Capirete quanto serve”&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;di Cristina Privitera&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;“Good morning sir!”: dovranno rivolgersi così da quest’anno al preside gli studenti del liceo scientifico “Salutati” di Montecatini Terme quando entreranno nella sua stanza per i colloqui. La novità – con il preside si parlerà preferibilmente in lingua inglese – è comparsa nero su bianco sul regolamento, che indica severe norme per il comportamento da tenere a scuola, distribuito agli studenti nei giorni scorsi. Una scelta, quella del preside Paolo Calussi, 53 anni, insegnante di matematica e fisica prima dell’incarico di dirigente, che ha lasciato perplessi molti docenti che hanno poco compreso i motivi di una tale decisione. Non ci pare un modo per incentivare i ragazzi a rivolgersi direttamente a lui – commentano all’uscita della scuola – anzi piuttosto un modo per aumentare la distanza e complicare le comunicazioni”. E ancora: “Bastasse questo per far colmare alle nostre scuole il gap sull’apprendimento delle lingue straniere rispetto al resto d’Europa…”
Preside, allora solo conversazioni in inglese con i suoi studenti?
“Intanto - risponde Calussi che è alla guida del liceo scientifico di Montecatini Terme dal 2005 – sia chiara una cosa: non c’è nessun obbligo per gli studenti. Ho scritto che è soltanto preferibile. Parlerò in inglese con i ragazzi che sono in grado di farlo. Altrimenti utilizzeremo la nostra lingua”.
Come mai ha sentito la necessità di introdurre questa novità?
“L’idea mi è venuta perché conosco esempi del genere messi in pratica in scuole superiori all’estero. L’obiettivo è semplice: non solo quello di far parlare in inglese i ragazzi, ma anche quello di dimostrare loro che quanto studiano a scuola serve nella vita e nel lavoro, è prontamente utilizzabile. Ed era così facile con l’inglese piuttosto che con altre materie di studio”.
Ha già fatto la prima prova?
“Sì, qualche giorno fa, con due ragazzi di seconda liceo”.
E com’è andata?
“Abbastanza bene, direi. Hanno accettato di parlare in inglese e, dopo i primi momenti di incertezza, siamo riusciti a comprenderci”.
Nessuna difficoltà, imbarazzo o fraintendimento?
“Certo, qualche momento di difficoltà esiste. Anch’io ho le mie incertezze e i miei timori. Sono sicuro, tra l’altro, che troverò studenti che parlano inglese meglio di me”.
Insomma vi siete capiti?
“Alla fine della conversazione ho chiesto ai due studenti se avevano compreso tutto: mi hanno risposto di sì. Comunque per sicurezza ho riassunto quanto avevo detto in italiano”.
E di che cosa avete parlato?
“Mi hanno chiesto informazioni sulle norme che regolano le elezioni per il consiglio d’istituto”.
A sostenere la scelta del preside Calussi, rintuzzando le ironie e le battute degli altri insegnanti, è anche la sua vice, Annalia Arbore: “Non esiste nessun rischio per gli studenti: il preside li ha sempre ricevuti volentieri. Può chiedere a chi vuole: tutti noi facciamo anticamere lunghe per parlargli, proprio perché spesso è impegnato nei colloqui con gli studenti”.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;(Da La Nazione, 19/10/2009).&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/10/21/I-rischi-dell-anglomania#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/10/21/I-rischi-dell-anglomania#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/42</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Perché l'università italiana importa ancora pochi studenti stranieri?</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/21/Perch%C3%A9-l-universit%C3%A0-italiana-importa-ancora-pochi-studenti-stranieri</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:5be75e4c5984371fe893af041c7443c4</guid>
    <pubDate>Tue, 21 Apr 2009 19:10:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;il tema a noi caro dell'Università è ritornato alla ribalta dei giornali durante questi giorni in seguito alla pubblicazione di un rapporto del gruppo di riflessione &quot;Vision&quot;, rapporto che sarà presentato il 20 alla Camera, Palazzo Marini, alla presenza del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini). &lt;a href=&quot;http://archiviostorico.corriere.it/2009/aprile/19/Universita_Italia_importa_cervelli_co_9_090419033.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Secondo quanto riportato dal Corriere,&lt;/a&gt; nel rapporto si afferma che per la prima volta il numero dei giovani stranieri che hanno scelto di formarsi in Italia ha superato quello degli italiani iscritti a un ateneo d' oltreconfine. C'è da rallegrarsi. Restiamo indietro rispetto ad altri paesi, in particolare Regno Unito, Francia e Germania. Le cause? Si dice che anzitutto &lt;em&gt;&quot;c'è la difficoltà della lingua. L'Italiano non è un idioma veicolare (sic!), anche se nei migliori atenei sta aumentando l'offerta di corsi in lingua inglese&quot;&lt;/em&gt;. Non lo crediamo. Infatti, continuando a leggere l'articolo emerge chiaramente che in realtà &lt;strong&gt;il vero ostacolo alla mobilità degli studenti stranieri non è la lingua, ma la burocrazia.&lt;/strong&gt; Infatti, &lt;em&gt;&quot;La maggiore difficoltà sembra però essere un' altra, almeno secondo l' indagine condotta da «Vision» nel Politecnico di Torino tra ricercatori e studenti di master per lo più colombiani e cinesi: il 60 per cento ha espresso un giudizio negativo sulla nostra burocrazia e il 32 per cento sulle normative in merito agli immigrati.&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prendersela con la lingua italiana insomma non serve. Tanto più che in fondo all'articolo ci si domanda &lt;em&gt;&quot;da dove vengono gli studenti stranieri che frequentano le nostre università? In massima parte dall'area del Mediterraneo. Il Paese straniero più rappresentato nei nostri atenei è l' Albania. La comunità di origine albanese conta 8.500 iscritti e risulta dieci volte più numerosa della comunità francese e venti volte di quella spagnola. È minima la presenza di studenti provenienti da Paesi il cui rapporto con l' Italia può essere considerato strategico&quot;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Insomma, la maggior parte degli studenti viene da aree dove tradizionalmente si impara l'italiano come lingua straniera (Albania, ecc.), e quindi sostituire l'italiano con l'inglese non serve, anzi!. Gli altri studenti, invece, cioè quelli provenienti &quot;da Paesi il cui rapporto con l' Italia può essere considerato strategico&quot;, non vengono, e questo non a causa della lingua, ma delle barriere burocratiche. Se l'università italiana fosse &lt;strong&gt;già&lt;/strong&gt; eccellente, la lingua non sarebbe certo un problema. La storia mostra che i migliori studenti, i &quot;cervelli&quot;, non si fermano certo davanti ad una lingua sconosciuta se vale la pena studiare in un determinato paese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Temo tuttavia che questo tipo di notizie non farà altro che portare acqua al mulino dei sostenitori dell'anglificazione del nostro sistema universitario, nell'&lt;strong&gt;illusione che basti fare dei programmi in inglese per attirare i &lt;em&gt;migliori&lt;/em&gt; studenti stranieri (non studenti qualsiasi), i quali invece, continuano ad andare, ovviamente, nei paesi anglofoni&lt;/strong&gt;. Non a caso sempre sul Corriere di oggi si riportava la notizia che &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_20/italiani_a_cambridge_cervelli_in_fuga_7e7c7b18-2dc8-11de-b92c-00144f02aabc.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;sempre più italiani, e fra i migliori, vanno a studiare a Cambridge,&lt;/a&gt; nonostante i nostri atenei facciano di tutto per trattenerli inaugurando corsi in inglese (ignorando che chi può preferisce sempre l'originale alla copia).&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/21/Perch%C3%A9-l-universit%C3%A0-italiana-importa-ancora-pochi-studenti-stranieri#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/21/Perch%C3%A9-l-universit%C3%A0-italiana-importa-ancora-pochi-studenti-stranieri#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/39</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Un premio alla discriminazione linguistica</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/16/Un-premio-alla-discriminazione-linguistica</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b72b229f375cde5a3a1071ff7cf4a9e4</guid>
    <pubDate>Thu, 16 Apr 2009 11:57:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;segnaliamo un curioso caso degno di un'interrogazione al Parlamento europeo. Si tratta del premio &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.encatc.org/pages/index.php?id=19&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Cultural Policy Research 2009 (CPR)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;. Il Premio CPR è aperto a candidati da tutta Europa in grado di parlare e scrivere in inglese. Giovani accademici, ricercatori e responsabili delle politiche possono partecipare al premio di 10.000 euro. I candidati devono essere in possesso di un master in scienze sociali, arte e scienze umanistiche, o ricerca in politica pubblica, e non devono avere oltre 35 anni al momento della domanda.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il premio è messo in palio dalla &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.encatc.org/pages/index.php&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;Rete europea dei centri di formazione di gestione culturale&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, che è &lt;strong&gt;finanziata dal Parlamento europeo grazie alla linea di bilancio che prevede &quot;sostegno alle organizzazioni che promuovono la cultura europea&quot;&lt;/strong&gt;. Non si capisce quindi perché il premio debba essere rivolto solo a quelli che scrivono in inglese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;È da notare che fra le maggiori lingue di cultura europee, la lingua italiana è decisamente la più discriminata fra le discriminate. Infatti, i candidati devono presentare il proprio CV allegando le proprie pubblicazioni solo in inglese, francese, tedesco e spagnolo. L'italiano non è una lingua di cultura, insomma.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Parlamento europeo dovrebbe rivedere la propria politica di finanziamento a questa Rete&lt;/strong&gt;, per evidenti ragioni. Non si vede perché i contribuenti europei dovrebbero finanziare un ente che &quot;promuove la cultura europea&quot; solo in inglese,
discriminando tutte le altre lingue.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/16/Un-premio-alla-discriminazione-linguistica#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/04/16/Un-premio-alla-discriminazione-linguistica#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/38</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Salvare la seconda lingua comunitaria</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/02/10/Salvare-la-seconda-lingua-comunitaria</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:3bd0b3520046d18bb478a57b9abbf1a1</guid>
    <pubDate>Tue, 10 Feb 2009 15:48:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La &lt;a href=&quot;http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/01/02/1101984015801-scuole-seconda-lingua-rischio.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;recente politica linguistica &lt;/a&gt; stabilita per le scuole medie dal Ministro Gelmini, mira di fatto alla &lt;strong&gt;marginalizzazione dell’insegnamento della seconda lingua comunitaria dalla scuola italiana&lt;/strong&gt; a favore della preminenza della lingua inglese. Secondo le disposizioni previste nei recenti decreti ministeriali, infatti, a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l’assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l’insegnamento potenziato dell’inglese per 5 ore settimanali complessive, utilizzando anche le ore d’insegnamento della seconda lingua comunitaria. Poiché la maggior parte degli insegnanti di seconda lingua sono assunti con contratti temporanei, il requisito dell’esubero è puramente formale e di fatto non vincolante. Inoltre, si conferma che la politica linguistica adottata va &lt;strong&gt;contro la libertà di scelta da parte delle famiglie&lt;/strong&gt;, perché la prima lingua straniera, l’inglese, è imposta a tutti per decreto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A mio avviso, si tratta di una scelta che per molte ragioni è economicamente, culturalmente e politicamente sconveniente&lt;/strong&gt;. Non è infatti un caso che essa sia stata &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_17/inglese_gelmini_ue_101e5f9c-e485-11dd-98be-00144f02aabc.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;aspramente e apertamente criticata dal Commissario europeo per il multilinguismo, Leonard Orban&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Primo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;da un punto di vista strategico ed economico, sono le competenze multilingue ad essere sempre più premiate sul mercato del lavoro&lt;/strong&gt;. A mano a mano che la conoscenza dell’inglese si banalizza, infatti, è proprio la capacità di saper comunicare in altre lingue che garantisce un vantaggio comparato sui concorrenti. Se ne stanno rendendo conto anche il &lt;a href=&quot;http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/leading_article/article5741122.ece&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Regno Unito&lt;/a&gt; e gli stessi &lt;a href=&quot;http://claremontportside.com/index.php?/20090217220/International/Globalization-Calls-for-Multilingualism.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Stati Uniti&lt;/a&gt;. Secondo i dati di &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/02/10/www.eurydice.org&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Eurydice&lt;/a&gt;, già oggi il 58% degli studenti europei studia almeno 2 lingue straniere nelle scuola secondaria. La politica linguistica del Ministro Gelmini, invece, seguendo dei modelli anacronistici, spinge gli studenti italiani a concentrarsi solo sull’inglese. Ma il mondo dell’economia va già in un’altra direzione.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Secondo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;da un punto di vista culturale, si tratta di una politica profondamente miope.&lt;/strong&gt; Insegnare almeno i fondamenti di una seconda lingua comunitaria nella scuola media è il modo migliore per dare ai ragazzi una base su cui costruire nel tempo la propria conoscenza della lingua in questione. Chi invece non può godere di questo vantaggio avrà più timore a lanciarsi nell’apprendimento di una seconda lingua in futuro, e quindi sarà sempre più chiuso e confinato alla sola conoscenza dell’italiano e (forse) dell’inglese. Si tratta di un bagaglio di conoscenze linguistiche assolutamente insufficiente per cogliere e godere della ricchezza culturale dell’Europa e del mondo, e per capire veramente i nostri concittadini europei. È un paradosso, per esempio, che in Piemonte &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&amp;amp;ID_articolo=922&amp;amp;ID_sezione=255&amp;amp;sezione=&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;il francese sia lentamente abbandonato&lt;/a&gt;. Gli stessi paesi di lingua inglese ormai si rendono conto di essere rinchiusi in un “provincialismo” anglosassone. La politica linguistica del Ministro Gelmini, limitando l’importanza della seconda lingua comunitaria, disincentiva gli studenti ad aprirsi a nuovi orizzonti culturali.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Terzo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;da un punto di vista politico-diplomatico, si tratta di una politica singolarmente autolesionista&lt;/strong&gt;. Non ci sarebbe nulla di sorprendente, infatti, se gli altri stati europei decidessero di applicare una politica linguistica simile nelle proprie scuole, rendendo opzionale lo studio dell’italiano o espungendolo direttamente dall’insieme delle lingue insegnate. La politica linguistica del Ministro Gelmini rischia di isolare politicamente l’Italia e di danneggiare l’insegnamento dell’italiano all’estero, mentre è ormai chiaro a tutti che la difesa dell’italiano passa attraverso la difesa della diversità linguistica europea.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quarto&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;si tratta di una politica in contrasto con i principi europei&lt;/strong&gt;. La politica linguistica del Ministro Gelmini, infatti, invece di promuovere il pluralismo linguistico, &lt;a href=&quot;http://www.euractiv.com/en/culture/english-dominates-eu-language-curricula-study-finds/article-177453&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;rafforza l’egemonia della lingua inglese nell’insegnamento scolastico a danno delle altre lingue&lt;/a&gt;. Tutto questo è in aperta contraddizione con i principi stessi del multilinguismo sanciti dall’Unione europea.&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;

&lt;p&gt;Restano da chiarire quali siano le ragioni che hanno spinto il Ministero ad adottare una politica linguistica così controversa e per molti versi anacronistica, e resta parimenti indispensabile capire su quali analisi di politica linguistica il Ministero si è appoggiato nelle sue valutazioni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;È per questa ragione che guardiamo con favore alla &lt;a href=&quot;http://lnx.internacialingvo.org/eo/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=153&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;manifestazione per salvare la seconda lingua comunitaria che sarà fatta a Roma, il 22 febbraio 2009 &lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/02/10/Salvare-la-seconda-lingua-comunitaria#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/02/10/Salvare-la-seconda-lingua-comunitaria#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/35</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>I vantaggi dell'ignoranza</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/13/I-vantaggi-dellignoranza</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:669b4e914a839bdc245f55b632c98b7d</guid>
    <pubDate>Tue, 13 Jan 2009 18:36:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;ecco un caso clamoroso che dimostrerebbe che alle volte la mancanza di conoscenze linguistiche può essere un vantaggio. Secondo il ministro dell'economia italiano, Tremonti, &lt;a href=&quot;http://timesofindia.indiatimes.com/Business/Lack_of_language_skills_saved_Italy/articleshow/3973242.cms&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;le banche italiane sono sfuggite alla crisi subprime perché.... non parlano inglese&lt;/a&gt;. No comment.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/13/I-vantaggi-dellignoranza#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/13/I-vantaggi-dellignoranza#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/34</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>English-only Italy?</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/03/English-Only-Italy</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:5407f6bc59015d641092b1787482615f</guid>
    <pubDate>Sat, 03 Jan 2009 13:57:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Nel dicembre scorso, il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca ha emanato &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-8/gelmini-18-dic/gelmini-18-dic.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;quattro decreti per il riordino dei cicli scolastici&lt;/a&gt;. &lt;strong&gt;Il tratto saliente della Riforma della scuola della Gelmini è la &lt;a href=&quot;http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/01/02/1101984015801-scuole-seconda-lingua-rischio.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;marginalizzazione di fatto della seconda lingua comunitaria dalla Scuola italiana&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Ne avevamo già parlato tempo &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/19/Abolire-subito-lart25-del-D-Lgs-n-226/2005&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;in diverse occasioni&lt;/a&gt;, ma adesso è scritto nero su bianco. La scuola media oggi offre tre ore di inglese e due di seconda lingua.&lt;strong&gt; Dal prossimo anno scolastico, invece, le famiglie potranno scegliere di utilizzare il monte ore settimanale della seconda lingua comunitaria per &quot;potenziare&quot; l'inglese.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Si prefigura quindi una scuola pubblica dominata dall'ideologia dell'English-only, in spregio alla cultura, alla tradizione e ai principi di pluralismo e di multilinguismo dell'Unione europea&lt;/strong&gt;. Mentre nel resto d'Europa di studiano sempre più lingue straniere, in Italia si va verso una sempre maggiore riduzione e appiattimento sull'inglese. Invece di investire risorse nell'insegnamento linguistico che porta moltissimi vantaggi anche sul mondo del lavoro, la Gelmini preferisce puntare tutto sull'inglese, mentre ormai è sempre più chiaro che sono le competenze plurilingue ad essere premiate.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Non mi stupirei, infine, se per ripicca la Spagna, la Francia, il Belgio, la Germania e l'Austria disinvestissero risorse dall'insegnamento dell'italiano come L2. Un vero gioco al massacro, da cui escono tutti perdenti, tranne, ovviamente, i paesi anglofoni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Piena solidarietà quindi con l'&lt;a href=&quot;http://www.anils.it/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Associazione nazionale degli insegnanti di lingue straniere&lt;/a&gt;, che sta portando avanti una &lt;a href=&quot;http://www.anils.it/principale/AssniDic.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;sacrosanta opera di sensibilizzazione&lt;/a&gt; contro questa politica linguistica profondamente miope e sbagliata.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/03/English-Only-Italy#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2009/01/03/English-Only-Italy#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/32</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Manifestazione a Torino contro la discriminazione linguistica del Politecnico</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/18/Manifestazione-a-Torino-contro-la-discriminazione-linguistica-del-Politecnico</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:61fc489eb9dd2b99e5f0ef4cfa659128</guid>
    <pubDate>Tue, 18 Nov 2008 12:41:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Segnalo questa  &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://lnx.internacialingvo.org/eo/index.php?newlang=ita&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;manifestazione di protesta contro la politica linguistica discriminatoria del Politecnico di Torino&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La manifestazione avrà luogo a &lt;a href=&quot;http://www.viamichelin.ch/viamichelin/ita/dyn/controller/Cartes?strCountry=612&amp;amp;strAddress=Corso+Duca+degli+Abruzzi%2C+2&amp;amp;strMerged=torino&amp;amp;x=0&amp;amp;y=0&amp;amp;ie=UTF-8&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Torino venerdì 21 novembre dalle ore 12 in Corso Duca degli Abruzzi, 24&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/18/Manifestazione-a-Torino-contro-la-discriminazione-linguistica-del-Politecnico#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/18/Manifestazione-a-Torino-contro-la-discriminazione-linguistica-del-Politecnico#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/28</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Discriminazione linguistica al Politecnico di Torino: Il Governo (non) risponde</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/14/Discriminazione-linguistica-al-Politecnico-di-Torino%3A-Il-Governo-non-risponde</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:898c311b3d64bac3c87f719ff6db4fcc</guid>
    <pubDate>Fri, 14 Nov 2008 10:46:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Governo italiano infine risponde all'&lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&amp;amp;leg=16&amp;amp;id=306704&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;interrogazione parlamentare&lt;/a&gt; fatta qualche mese fa dall'Onorevole &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00025230.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Perduca&lt;/a&gt; e dall'Onorevole &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00023048.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Poretti&lt;/a&gt; riguardo discriminazione linguistica operata dal Politecnico di Torino. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Riportiamo qui sotto la risposta del Governo, (&lt;a href=&quot;http://perdukistan.blogspot.com/2008/11/sui-corsi-di-laurea-in-lingua-inglese.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;clicca qui per l'originale &lt;/a&gt;). Come si vede, il Governo &lt;strong&gt;non risponde e non chiarisce la propria posizione&lt;/strong&gt;, ma si fa di fatto portavoce del Rettorato del Politecnico che adduce motivazioni ingannevoli a sostegno di una &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2007/11/12/Il-Politecnico-di-Torino-impone-linglese-e-tassa-litaliano&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;politica linguistica manifestamente discriminatoria&lt;/a&gt;, inaugurata del 2007 e &lt;a href=&quot;http://orienta.polito.it/pdf/guida_imma_08-09_internet.pdf&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;rinnovata nel 2008&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PRESIDENTE&lt;/strong&gt;. Segue l'interrogazione &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&amp;amp;leg=16&amp;amp;id=306704&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;3-00138&lt;/a&gt; sui corsi di laurea in lingua inglese presso il Politecnico di Torino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PIZZA&lt;/strong&gt;, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, con riferimento alle osservazioni espresse dagli onorevoli interroganti riguardanti notizie apprese dalla stampa su alcune tipologie di diplomi di laurea rilasciati dal Politecnico di Torino, si risponde sulla base di elementi informativi riferiti dal rettore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nelle scelte operative del suddetto Politecnico, l'internazionalizzazione dei percorsi formativi rappresenta un valore strategico ed è stato quindi ritenuto fondamentale offrire agli studenti italiani la possibilità di una preparazione che possa costituire un vantaggio competitivo sia nell'ottica del proseguimento degli studi, che in quella lavorativa, grazie all'approfondimento della lingua inglese, considerata veicolare soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L'ateneo, pertanto, garantisce ai suoi studenti un'ampia offerta formativa, consentendo loro di scegliere, all'interno di alcuni corsi, la possibilità di poterli seguire, parzialmente od interamente, in lingua inglese. Infatti, tutti i corsi di 1° livello che si svolgono presso la sede torinese prevedono, limitatamente al primo anno, la possibilità di optare per una frequenza a lezioni tenute in italiano o in inglese, evitando naturalmente la duplicazioni dei corsi; dal secondo anno i medesimi sono erogati in italiano.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al fine di incentivare gli studenti italiani alla scelta del percorso in lingua inglese, è prevista l'esenzione dal pagamento delle tasse, limitatamente al primo anno, nel rispetto della normativa vigente, ed in particolare dell'articolo 3, comma 4, del Decreto del Presidente della Repubblica del 25 Luglio 1997, n. 306, recante «Regolamento recante disciplina in materia di contributi universitari».&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In proposito, si ritiene che tale esonero dal pagamento delle tasse rientri nell'ambito di una autonoma valutazione dell'ateneo, purché il conseguente minor gettito delle entrate non vada a ricadere sull'importo maggiorato della tassazione per gli altri studenti, nonché sulla qualità ed entità dei servizi per i quali sono previsti contributi, come indicato all'articolo 2, comma 2, del citato decreto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La mancata previsione del pagamento, ed insieme la sollecitazione verso la scelta di percorsi in lingua inglese, hanno motivazioni di elevato valore formativo e sociale, riferite a specifici input del sistema socio-economico e ad un forte interesse del sistema territoriale, anche nell'ottica di una facilitazione nel dialogo con altre realtà universitarie ed imprenditoriali e nell'approccio verso la produzione scientifica internazionale, dove la lingua inglese è quella maggiormente adottata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pertanto, l'agevolazione economica riconosciuta non può qualificarsi come una discriminazione verso gli altri studenti italiani proprio perché, in funzione del suo obiettivo, rappresenta un incentivo per quegli studenti che si propongono per percorsi formativi più impegnativi e non determina conseguenze negative a livello professionale per l'inserimento nel mercato del lavoro italiano ma, al contrario, favorisce l'inserimento medesimo nel mercato globalizzato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nei confronti degli studenti stranieri che seguono corsi in inglese, il piano di studi prevede, comunque, che la loro formazione tecnica sia completata da quella linguistica in italiano con lo specifico obbligo, nel percorso di studi, del superamento di un insegnamento di lingua e cultura italiana, al quale è attribuito il valore di dieci crediti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non esiste, in realtà, alcun danno per la lingua e la cultura italiana come conseguenza delle azioni poste in essere dall'Ateneo, che, al fine di perseguire i suoi obiettivi istituzionali, mira ad una formazione dei propri studenti tale che in futuro possano operare al meglio quale classe dirigente di un mondo internazionalizzato: nel mondo reale di oggi, infatti, la marginalizzazione è data proprio dalla difficoltà di interfacciarsi, anche a livello linguistico, con il resto del mondo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La conferma di quanto esposto si rileva dalle richieste che provengono dal mondo del lavoro, aziende nazionali ed internazionali, di personale laureato con conoscenza linguistica di carattere professionale. Riguardo il corpo docente si precisa che, pur non essendo di madrelingua inglese, è professionalmente preparato per la realizzazione dei percorsi formativi in parola.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Si ritiene, pertanto, che scelte diverse da parte del Politecnico di Torino, risulterebbero anacronistiche e che, quindi, le opportunità offerte agli studenti, anche riguardo alla formazione in lingua inglese, siano assolutamente positive per il loro futuro, com'è d'altronde dimostrato dalla crescita del tasso di iscrizione, a fronte del calo demografico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per una più completa informazione sull'organizzazione dei corsi in parola, si riferisce quanto segue: i corsi di laurea di 1° livello in ingegneria dell'autoveicolo si svolgono sia in italiano che in inglese; il corso di laurea in ingegneria tessile presso la sede di Biella è svolto in inglese; tale scelta è dovuta a specifici input del sistema socioeconomico anche da ascrivere ad una rispondenza più qualificante della preparazione alle richieste di mercato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per i corsi di primo livello presso la sede di Vercelli viene proposto un primo anno sia in italiano che in inglese; dal secondo i corsi di laurea in ingegneria civile e meccanica si svolgono in italiano, mentre quelli in ingegneria elettronica in inglese. Tali corsi peraltro sono, specularmente, offerti in italiano presso la sede di Torino o altre sedi dell'ateneo nel territorio piemontese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PERDUCA&lt;/strong&gt; (PD). Domando di parlare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PRESIDENTE&lt;/strong&gt;. Ne ha facoltà.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PERDUCA&lt;/strong&gt; (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario per essersi fatto portavoce del rettore perché mi pare che, più che aver avuto un'impressione o un giudizio del Governo, abbiamo appreso di cose che si possono trovare sul sito dell'università e che chi ascolta radio radicale ha potuto sentire nelle varie interviste durante le quali sono state poste le stesse domande che poi, grazie all'associazione radicale esperantista, abbiamo inserito nell'interrogazione con la senatrice Poretti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non si riesce, quindi, a capire quale sia la posizione del Governo italiano relativamente a questa decisione che, per come è stata riassunta nella risposta data, sembra più andare nella direzione di formazione di personale altamente qualificato e specializzato perché vi è una domanda di un determinato tipo di specializzazione. Non si prende in considerazione il fatto che le università italiane - speriamo ancora per molto - formano non necessariamente per uno sbocco lavorativo per una compagnia internazionalizzata, ma anche per la ricerca pura e perché ci può essere, visto e considerato che in questo Paese esiste il valore legale dei titoli di studio, la necessità di portare a casa un pezzo di carta. Come però non siano saltati agli occhi gli elementi di discriminazione nei confronti di chi decide di scegliere il primo anno di uno dei corsi di laurea in inglese vedendosi così abbonata l'iscrizione all'università mi pare preoccupante.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Questo, tra l'altro, è un Governo che ha fatto dell'italianità non soltanto una bandiera della campagna elettorale, ma anche un motivo per il quale alcune delle nostre imprese non avrebbero mai dovuto cadere nelle mani degli stranieri. In questo caso, però, non si prende in considerazione il percorso umano, culturale, ma anche economico di chi arriva a 19 anni conoscendo bene una lingua e chi, invece, arriva a 19 ani non conoscendo bene una lingua. È molto più probabile che qualcuno abbia appreso la lingua recandosi all'estero piuttosto che studiandola in Italia. È molto più probabile che chi ha la possibilità di recarsi all'estero abbia uno stato economico diverso da chi non è potuto recarsi perché magari deve lavorare per mantenersi agli studi o, comunque, non ha sufficiente sostegno familiare per poter fare tutto questo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il problema resta; l'insoddisfazione, ahimè, relativamente alla risposta data resta tutta con un'ulteriore preoccupazione relativamente a quei corsi di laurea che, come è stato ribadito nella risposta, sono stati organizzati esclusivamente in lingua inglese. Se qualcuno oggi volesse studiare in Piemonte ingegneria tessile lo potrebbe fare solo nella lingua di Shakespeare. Io non ho assolutamente niente contro la lingua di Shakespeare essendomi laureato in letteratura nordamericana e parlando altre tre o quattro lingue, ma questo non mi deve far avere un accesso privilegiato a un servizio scolastico pubblico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Torneremo sulla questione anche in altre formulazioni perché, oltre a tutto ciò che abbiamo cercato di evidenziare nella nostra interrogazione relativamente alla discriminazione nei confronti di chi non ha potuto per vari motivi, che non devono interessare lo Stato, studiare una lingua, ci sono degli aspetti economici della diseguaglianza linguistica che vanno assolutamente presi in considerazione; disuguaglianza linguistica di cui noi italiani già soffriamo, vista la qualità dell'insegnamento delle lingue in Italia. Noi, però, continuiamo ad incamminarci su una strada che non va verso il pieno recupero della nostra lingua. Lei, per fortuna, tranne digital divide, input e e-government oggi si è salvato dalla tentazione di usare una lingua che non ci appartiene e che cerca di veicolare purtroppo dei concetti che non appartengono alla nostra cultura.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sempre con l'associazione esperantista radicale stiamo preparando una proposta di legge di tutela e promozione della lingua italiana. Io le ho portato uno studio che cerca di quantificare cosa avviene all'interno esclusivamente dell'Unione europea.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il 3 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione è dedicato a tutto ciò che attiene l'insegnamento delle lingue. Tra i 27 Stati membri ce c'è né uno, la Gran Bretagna, che ne porta a casa un'ampia fetta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Se veramente abbiamo a cuore il sistema educativo italiano, e anche l'italianità, perché tra opera lirica e opere di letteratura l'Italia non ha sicuramente niente da invidiare a nessuno, forse bisognerà prendere in considerazione anche l'aspetto della lingua italiana oltre a tutto ciò che le ruota intorno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PRESIDENTE&lt;/strong&gt;. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/14/Discriminazione-linguistica-al-Politecnico-di-Torino%3A-Il-Governo-non-risponde#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/11/14/Discriminazione-linguistica-al-Politecnico-di-Torino%3A-Il-Governo-non-risponde#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/27</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>La protesta multilingue</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/10/27/La-protesta-multilingue</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:6cbe794e558d94a3ee8dc30cb7b9f855</guid>
    <pubDate>Mon, 27 Oct 2008 10:56:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sale la &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009/inglese-gelmini/inglese-gelmini.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;protesta contro la Ministra dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, M. Gelmini&lt;/a&gt;, la quale ha proposto una riforma della scuola che mira a rinforzare l'egemonia linguistica dell'inglese. Secondo la riforma, infatti, ai genitori sarà permesso di scegliere se dedicare all'inglese anche il monte ore stabilito per la seconda lingua comunitaria. Si tratta di una politica linguistica profondamente sbagliata che va contro l'interesse delle nuove generazioni, vale a dire sviluppare competenze plurilingui fino dalla più tenera età.  Ne avevamo già parlato &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/19/Abolire-subito-lart25-del-D-Lgs-n-226/2005&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; qualche tempo fa. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/10/27/La-protesta-multilingue#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/10/27/La-protesta-multilingue#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/25</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Un sistema di valuazione multilingue per le università europee</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/07/19/Un-sistema-di-valuazione-multilingue-per-le-universita-italiane</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:86ca10862679f3be8557042cdf380467</guid>
    <pubDate>Sat, 19 Jul 2008 20:44:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;segnalo &lt;a href=&quot;http://www.senat.fr/rap/r07-442/r07-4421.pdf&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;questo rapporto del Senato francese&lt;/a&gt; che chiarisce alcuni dei limiti delle famigerate classifiche delle università mondiali stilate dall'università di Shanghai e dalla stampa britannica. Il particolare, il rapporto evidenzia la distorsione su queste classifiche dovuta alla lingua (cosa di cui si è detto già molte volte su questo blog). È un bene sapere che la Francia conta di approfittare del prossimo semestre di presidenza della UE per &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2008/07/02/01016-20080702ARTFIG00015-vers-un-classement-europeen-des-universites.php&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;lavorare a un sistema di valutazione europeo &lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/07/19/Un-sistema-di-valuazione-multilingue-per-le-universita-italiane#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/07/19/Un-sistema-di-valuazione-multilingue-per-le-universita-italiane#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/23</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Annuncio di un suicidio culturale</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/06/02/Annuncio-di-un-suicidio-culturale</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:d338d1d6c8e5d163f60ceec6e21d2b96</guid>
    <pubDate>Mon, 02 Jun 2008 15:47:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;il 24 maggio scorso è apparso su Repubblica &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/scuola_e_universita/servizi/linguestra/costi-inglese/costi-inglese.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;un importante articolo di Salvo Intravaia&lt;/a&gt;, dal titolo &quot;&lt;strong&gt;Per l'inglese la scuola non basta e i costi arrivano a 20 mila euro&lt;/strong&gt;&quot;. L'articolo è importante perché sembrerebbe preparare il terreno per una serie di misure in favore del rafforzamento dell'inglese che il nuovo governo, e in particolare il ministro dell'istruzione, &lt;a href=&quot;http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;amp;deputato=d301449&amp;amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&amp;amp;position=Deputati%5CLa%20Scheda%20Personale&amp;amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d301449&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Mariastella Gelmini&lt;/a&gt;, probabilmente non tarderà a mettere in atto. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il primo passo temiamo sarà &lt;strong&gt;l'abolizione del doppiaggio in TV&lt;/strong&gt;, come &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/TV-pubblica-e-sottotitoli&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;avevo annunciato precedentemente&lt;/a&gt;. Ma non è tutto. Secondo Intravaia, &lt;strong&gt;la politica linguistica italiana per imporre l'inglese deve essere ancora più decisa:&lt;/strong&gt; Intravaia, imbeccato da Claudia Beccheroni, suggerisce che si deve intervenire al più presto su &lt;em&gt;&quot;libri e giornali in inglese, biblioteche specializzate e internet, che offre anche i corsi on line. Ma soprattutto il CLIL (Content and language Integrated Learning): lo studio a scuola di una disciplina in inglese&quot;&lt;/em&gt;. L'articolo purtroppo è un miscuglio di ideologia e di propaganda. Al culmine del &lt;strong&gt;masochismo culturale&lt;/strong&gt; Intravaia ci dipinge un'Italia in cui televisione, giornali, scuola, libri, &lt;strong&gt;tutto sarà &lt;em&gt;in&lt;/em&gt; inglese&lt;/strong&gt;, e per il bene dei più poveri! Si noti inoltre che le persone che sono state intervistate tipicamente lavorano nel ramo dell'insegnamento dell'inglese, per esempio il British Council con Emanuela Sias e il Trinity Italia con Claudia Beccheroni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;È inoltre da notare il tono piuttosto allarmistico adottato da Intravaia: &lt;em&gt;&quot;Intanto, gli italiani restano indietro. L'ultima indagine Eurobarometro (2006) sulla conoscenza delle lingue straniere condotta dalla Commissione europea è impietosa: l'Italia è al terzultimo posto tra i paesi dell'Ue a 25&quot;.&lt;/em&gt; Nessuno fa notare che le riforme scolastiche prendono molto tempo prima di avere effetti sensibili. Inoltre, si citano come contro-esempi casi &lt;em&gt;ad hoc&lt;/em&gt;, cioè quelli del Lussemburgo, Slovacchia, Lettonia e Svezia, cioè tutti piccoli paesi, dove spesso si parlano lingue degli ex paesi coloniali (russo in Lettonia) o dei paesi vicini (francese e tedesco in Lussemburgo e ceco in Slovacchia), senza affrontare minimamente il problema dell'egemonia linguistica (l'autore, infatti, si dimentica di dire che sono proprio i paesi anglofoni a essere ultimi nelle classifiche!)  &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Infine, non possiamo non notare il messaggio subliminale che si vorrebbe far passare, vale a dire che chi si oppone all'anglificazione di TV, scuole ed editoria danneggia i poveri, perché solo i ricchi possono permettersi viaggi all'estero! Invece di capire che il problema è l'egemonia dell'inglese, &lt;strong&gt;si continua a scambiare la vittima con il carnefice e a non capire che è il sistema internazionale di comunicazione ad essere ingiusto e iniquo, non gli italiani ad essere stupidi e somari.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/06/02/Annuncio-di-un-suicidio-culturale#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/06/02/Annuncio-di-un-suicidio-culturale#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/21</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Il mediatore europeo contro la discriminazione linguistica</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/28/Il-mediatore-europeo-contro-la-discriminazione-linguistica</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:e4791a84efaa53843686758c11d9c4c7</guid>
    <pubDate>Wed, 28 May 2008 10:25:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;ieri il &lt;a href=&quot;http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=EO/08/6&amp;amp;format=HTML&amp;amp;aged=0&amp;amp;language=FR&amp;amp;guiLanguage=en&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Mediatore europeo ha sanzionato&lt;/a&gt; come &lt;em&gt;cattiva amministrazione&lt;/em&gt; la decisione della Commissione di ammettere solo il francese, l'inglese e lo spagnolo come lingue ammissibili per i progetti di collaborazione con paesi terzi nell'ambito della difesa della democrazia e dei diritti dell'uomo. Una ONG tedesca, infatti, si era era vista rifiutare l'accesso al concorso perché aveva inviato alla Commissione i documenti in tedesco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il mediatore ha giustamente condannato la discriminazione linguistica praticata in questo caso dalla Commissione, e giustificata &lt;strong&gt;come sempre&lt;/strong&gt; (cioè come ogni discriminazione linguistica) da ragioni &lt;em&gt;pragmatiche&lt;/em&gt;, che spesso in realtà non sono altro che pretesti per giustificare e radicare l'egemonia e la discriminazione linguistica.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/28/Il-mediatore-europeo-contro-la-discriminazione-linguistica#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/28/Il-mediatore-europeo-contro-la-discriminazione-linguistica#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/19</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Sì alla diversità linguistica! Abolire l’articolo 25</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/19/Abolire-subito-lart25-del-D-Lgs-n-226/2005</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:db444afced168dec18c05ca2f9de688e</guid>
    <pubDate>Tue, 20 May 2008 12:26:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nel 2005 con la riforma Moratti, il governo italiano&lt;strong&gt; aveva previsto che il monte ore riservato nelle scuole per la seconda lingua comunitaria potesse essere completamente utilizzato per approfondire l'inglese&lt;/strong&gt;, prima lingua straniera obbligatoria per tutti (articolo 25 del D. Lgs n. 226/2005). Di fatto, l'insegnamento della seconda Lingua Comunitaria (francese/tedesco/spagnolo) uscirebbe dall'area delle materie obbligatorie e passerebbe nell'area opzionale, l'anticamera della scomparsa dai banchi di scuola. Si veda a questo proposito il grido d'allarme dell'&lt;a href=&quot;http://www.anils.it/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Associazione nazionale Insegnanti di lingue straniere&lt;/a&gt; (ANILS).
&lt;br /&gt;
Si tratta di una disposizione normativa sciagurata, fatta in spregio ai principi che reggono il multilinguismo europeo a cui il governo italiano ha tuttavia sempre aderito. Al di là del fatto che tale disposizione va conto lo spirito della costruzione europea (basti citare il recente rapporto Maalouf &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://ec.europa.eu/education/policies/lang/doc/maalouf/report_it.pdf&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Una sfida salutare&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;), è ormai accertato che &lt;strong&gt;sviluppare competenze multilingui è la chiave del domani nell'economia e nella cultura&lt;/strong&gt;. Per esempio, il maggiore mercato di riferimento estero dell’Italia è l’Unione europea e che all’interno di questo mercato il 3 paesi che importano maggiormente prodotti italiani sono la Germania, la Francia e la Spagna. &lt;strong&gt;È una pura follia sacrificare la seconda lingua comunitaria sull'altare del mito della lingua unica.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
L'applicazione dell'articolo fu sospesa per un anno e poi &lt;em&gt;sine die&lt;/em&gt;, ma oggi vi è il concreto rischio che esso venga definitivamente attivato dal nuovo governo. &lt;strong&gt;Vi invito quindi a firmare la petizione proposta dagli insegnanti di lingua straniera italiani&lt;/strong&gt;: &quot;&lt;a href=&quot;http://www.ipetitions.com/petition/articolo25/index.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Abrogazione dell’art.25: salviamo le lingue straniere nella scuola italiana!&lt;/a&gt;&quot;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/19/Abolire-subito-lart25-del-D-Lgs-n-226/2005#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/05/19/Abolire-subito-lart25-del-D-Lgs-n-226/2005#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/18</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>TV pubblica e sottotitoli</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/TV-pubblica-e-sottotitoli</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:0a595f2a4ee2796419513894f114b3e3</guid>
    <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 12:06:00 +0200</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=197&amp;amp;ID_articolo=452&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=In%20diretta%20da%20Bruxelles&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;La Stampa&lt;/a&gt; di oggi riporta la notizia di un'iniziativa del Parlamento europeo che chiede alla Commissione di presentare una &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/008-26190-100-04-15-901-20080408IPR26039-09-04-2008-2008-false/default_it.htm#&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;proposta che imponga alle emittenti l'obbligo di sottotitolare tutti i programmi&lt;/a&gt;,&lt;/strong&gt; perché esso garantisce il pieno accesso all'informazione anche a chi ha problemi di udito e favorisce l'apprendimento delle lingue.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Può trattarsi di una iniziativa interessante, ma sotto certi aspetti insidiosa. Di nuovo, è la questione della lingua che si impone. Leggiamo le parole dell'articolo de La Stampa:&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Sottotitoli obbligatori su tutte le reti televisive pubbliche d'Europa. E' quanto chiedono i 427 eurodeputati che hanno sottoscritto una dichiarazione con l'obiettivo di sollecitare la Commissione europea a mettere a punto una proposta legislativa che obblighi le emittenti d'Europa a sottotitolare tutti i programmi. &lt;strong&gt;Così come la britannica Bbc,  che dall'inizio di aprile sottotitola il 100 per cento delle sue trasmissioni&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/...&quot; title=&quot;...&quot;&gt;...&lt;/a&gt;. Gli eurodeputati sottolineano l'importanza dei sottotitoli anche nell'apprendimento delle lingue straniere, &lt;strong&gt;un terreno nel quale l'Italia ha particolare bisogno di migliorarsi&lt;/strong&gt;, se si considera che il 33,8% dei cittadini non parla nemmeno una lingua straniera.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Di nuovo si confondono le cose: si pone come paragone la blasonata BBC che sottotitola tutti i programmi (che sono per la quasi totalità in inglese, quindi si tratta solo di offrire effettivamente un servizio ai sordi), ma  poi si introduce l'idea che i sottotitoli servono a imparare le lingue. Ecco apparire il solito &lt;strong&gt;trucco retorico&lt;/strong&gt;: si dice &quot;siamo in ritardo! Dobbiamo offrire maggiori sottotitoli perché gli altri già lo fanno.&quot; Ma è evidente che in tutti i paesi europei, tranne Regno Unito e Irlanda, la questione dei sordi è un pretesto: &lt;strong&gt;la vera posta in gioco è linguistica, ovvero favorire la presenza dell'inglese nei teleschermi in tutta l'Unione europea&lt;/strong&gt;. Perché sarebbe questo l'esito di questa politica (caldeggiata da alcuni esponenti intellettuali che sostengono che il doppiaggio va abolito non certo per i sordi ma per inculcare fin dalla tenera età l'inglese a tutti i bambini e ragazzi europei). Non vi sarebbe altro esito possibile, visto che già oggi il &lt;a href=&quot;http://www.obs.coe.int/oea_publ/market/focus.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;64% dei film nell'Unione europea sono di produzione americana&lt;/a&gt;. Se si sommano le produzioni britanniche e alcune produzioni internazionali, la quota diventa ancora maggiore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ritengo che imparare le lingue (al plurale) sia certamente importante, ed è vero che la TV aiuta. &lt;strong&gt;Ma allora per imparare meglio lo spagnolo, l’inglese o il finlandese, guardiamo allora la TV spagnola, britannica o finlandese. Col digitale terrestre, le parabole e internet si può, e costa poco. Se poi tutte queste reti offrono sottotitoli nella loro lingua, avremo un servizio eccezionale per l'apprendimento, ovvero leggere e ascoltare direttamente l'originale. Non c’è nessun bisogno di anglofonizzare le TV pubbliche e private di tutta Europa&lt;/strong&gt;. Perché, ripeto, questo sarebbe l’esito dell’abolizione del doppiaggio, dato che la grandissima maggioranza dei film che sono trasmessi sono in inglese. In una certa misura il doppiaggio può anche essere visto come &lt;strong&gt;democratico&lt;/strong&gt;. Senza di esso la gran parte della popolazione sarebbe &lt;strong&gt;esclusa&lt;/strong&gt; dal godere dei programmi.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/TV-pubblica-e-sottotitoli#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/TV-pubblica-e-sottotitoli#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/16</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Perché Orban deve tenere duro</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/02/07/Perche-Orban-deve-tenere-duro</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:527eb82dc9c771f310ba13630f219404</guid>
    <pubDate>Wed, 27 Feb 2008 15:43:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Noi europei forse non ce ne rendiamo conto, ma il mondo ci guarda. Mentre nei vari paesi d'Europa si fa un gran parlare di inserire più inglese nelle scuole, nelle università e nel mondo del lavoro &quot;per essere competitivi nel mercato globale&quot;, negli paesi anglofoni invece guardano con interesse (e preoccupazione) proprio al multilinguismo europeo. Perché? Perché si rendono conto che l'egemonia della loro lingua potrebbe essere un boomerang qualora gli europei continuassero ad appoggiare una forte politica multilingue che doti ogni cittadino europeo della conoscenza di 2 o anche 3 lingue straniere.
Il &lt;a href=&quot;http://ec.europa.eu/education/policies/lang/doc/maalouf/report_it.pdf&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Rapporto Maalouf&lt;/a&gt; su multilinguismo e dialogo interculturale, ha avuto eco anche in Australia, dove iniziano ad interrogarsi  sulla necessità di cambiare la politica linguistica in una direzione più multilingue. In Gran Bretagna, il Times, &lt;a href=&quot;http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/letters/article3284695.ece&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;pubblica un articolo &lt;/a&gt;, in cui si denuncia la decisione del governo britannico di tagliare le lingue straniere dalla scuola dell'obbligo. Presto, si paventa, la Gran Bretagna avrà difficoltà a trovare traduttori. Perfino negli Stati Uniti la questione della diversità linguistica sta guadagnando spazio, in chiave per ora nazionale, ovvero relativa alla questione della minoranza ispanica. I canditati del partito democratico parlano già di &lt;a href=&quot;http://www.cnn.com/2008/POLITICS/02/21/debate.transcript/index.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;politiche multilinguistiche&lt;/a&gt; per evitare la discriminazione linguistica. Forse anche gli americani un giorno &quot;si apriranno al mondo&quot; e inizieranno a imparare le lingue straniere (cosa che alle orecchie di un europeo suona quantomeno singolare, visto che in Europa &quot;aprirsi al mondo&quot; significa quasi esclusivamente imparare l'inglese).
Ecco perché l'Unione europea deve continuare ad appoggiare senza mezzi termini l'apprendimento di più lingue:&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;Si fornisce un esempio agli altri continenti, offrendo un modello ideologico e pratico alternativo di politica linguistica.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Si crea una generazione di poliglotti che potrebbero avere un vantaggio comparato sui monoglotti anglofoni (a patto che degli spazi di comunicazione multilingue siano garantiti).&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Si sviluppa un'industria e una conoscenza della gestione della diversità linguistica (gli europei sono all'avanguardia in materia di traduzione automatica)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Permette di trovare eco e &lt;a href=&quot;http://webworld.unesco.org/imld/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;sinergie a livello internazionale&lt;/a&gt;, per esempio a livello di ONU/Unesco.&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/02/07/Perche-Orban-deve-tenere-duro#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/02/07/Perche-Orban-deve-tenere-duro#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/15</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Nuova politica linguistica britannica</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/27/Gordon-Brown-annuncia-un-vesto-piano-di-imperialismo-linguistico</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:7fcff8baf31c52fcc59dc94d9c449a9f</guid>
    <pubDate>Sun, 27 Jan 2008 12:18:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il primo ministro britannico ha annunciato il 17 gennaio il lancio di un &lt;a href=&quot;http://www.number10.gov.uk/output/Page14289.asp&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;vastissimo piano per la promozione dell'inglese nel mondo intero&lt;/a&gt;, tramite il British Council, in particolare in Cina e India.
Si legga bene il testo di Brown. Il British Council ormai non promuove più la lingua inglese per avvicinare la Gran Bretagna ad altri paesi (cosa che fanno tutti gli istituti di cultura). Lo fa per offrire a tutti l'accesso alla &quot;lingua comune di scelta&quot; del mondo, affinché nessuno sia &quot;escluso&quot; dalla comunicazione globale. Un cambio di registro notevole. A parte un gigantesco sito web di sostegno all'apprendimento linguistico, il Regno Unito prevede di formare 750.000 insegnanti di inglese nei prossimi 5 anni solo in India.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Secondo Brown, la Gran Bretagna fa questo sforzo per il bene dell'umanità. La cosa curiosa, tuttavia, è che non si capisce questa fretta e questo impegno profuso dalla Gran Bretagna. La diffusione dell'inglese non era un fenomeno &quot;spontaneo&quot;? Perché intervenire allora? Non è forse, lungi da essere una lingua &quot;comune&quot;, l'inglese è anzitutto un grande affare per i paesi dove questa lingua è parlata come lingua materna dalla maggioranza della popolazione?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Guarda il video su YouTube &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=6gxaN-hagTY&amp;amp;feature=related&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Brown&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Guarda il video su YouTube &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=Fat2hgqpims&amp;amp;feature=related&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Direttore British Council&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/27/Gordon-Brown-annuncia-un-vesto-piano-di-imperialismo-linguistico#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/27/Gordon-Brown-annuncia-un-vesto-piano-di-imperialismo-linguistico#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/14</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Giustizia linguistica</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/22/Giustizia-linguistica</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b5c6a1d5e12d60ca165f1a272ddca3d9</guid>
    <pubDate>Tue, 22 Jan 2008 10:55:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In questo articolo apparso sul Corriere della Sera del 12 Gennaio 2008, fanno infine capolino nel dibattito pubblico italiano le idee di Philippe Van Parijs sulla &lt;strong&gt;giustizia linguistica&lt;/strong&gt;, un argomento che ci sta molto a cuore. Per tutti quelli che conoscono i termini del dibattito scientifico che sta a monte, la nozione non è nuova, né lo sono le conclusioni del filosofo belga (che in larga parte non condivido affatto). Tuttavia, il mio dissenso non riguarda il contenuto dell'articolo apparso sul Corriere, che presenta invece un punto di incontro, cioè quello della &lt;strong&gt;necessità che i paesi non anglofoni trovino un sistema internazionale di redistribuzione di risorse che compensi l'ingiusto trasferimento che i paesi anglofoni ricevono grazie all'egemonia della loro lingua&lt;/strong&gt;. Si pensi che è stato calcolato che solo a livello europeo &lt;strong&gt;il Regno Unito riceve l'equivalente di &lt;a href=&quot;http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/22/cisad.adc.education.fr/hcee/documents/rapport_Grin.pdf&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;17 miliardi di euro all'anno&lt;/a&gt; di trasferimenti dagli altri paesi a causa dell'egemonia dell'inglese&lt;/strong&gt;, tramite diversi canali (corsi estivi di lingua, risparmio sulle traduzioni, risparmio sull'insegnamento delle lingue straniere nelle scuole, ecc.). A mio avviso, ci sono due passi da fare nell'immediato per porre rimedio a questa ingiustizia :&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Diritti di autore e proprietà intellettuale&lt;/strong&gt;. I paesi non di lingua inglese come compensazione per i costi di apprendimento dell'inglese (costi che i paesi anglofoni non hanno) devono avere il diritto di accedere alla proprietà intellettuale in lingua inglese a un prezzo più basso dei paesi di lingua inglese&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Annullare l'anacronistica &quot;Correzione britannica&quot;&lt;/strong&gt;, ovvero lo storno contabile voluto dalla Thatcher nel 1984, per compensare, parzialmente, gli elevati saldi negativi che il Regno Unito registrava nei suoi flussi finanziari con la Comunità europea. Questo assurdo privilegio inglese costa alle casse dell'Unione 5,1 miliardi di euro all'anno. Quei fondi potrebbero essere investiti in misure che compensano l'egemonia linguistica, per esempio, per potenziare il multilinguismo comunitario (che costa meno di un quindo della correzione britannica), o per finanziare agenzie europee di revisione linguistica gratuita per gli scienziati non madrelingua inglese che pubblicano su riviste in inglese.&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;


&lt;p&gt;Ecco l'articolo&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;&lt;ins&gt;&lt;em&gt;LINGUE E PARI OPPORTUNITÀ  - Come riequilibrare i vantaggi degli anglofoni, di Maurizio Ferrera (Dal Corriere della Sera, 12/1/2008)&lt;/em&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nel mondo attuale si parlano quasi 7000 lingue (di cui 500 circa in via di estinzione). Il cinese mandarino è l'idioma più parlato, ma come tutti sanno l'inglese si è ormai affermato come lingua dominante della comunicazione globale. Gli anglofoni madrelingua sono quasi 350 milioni, concentrati in Nord America, nelle isole britanniche e in Oceania. Ma nei cinque continenti vi sono almeno altri 400 milioni di persone che parlano l'inglese come seconda lingua. Ogni epoca ha avuto un idioma privilegiato. Nel passato l'uso e l'apprendimento della «lingua franca» riguardava però solo ristrette cerchie di élite (diplomatici, intellettuali, commercianti) mentre ora il fenomeno riguarda le masse.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;L'inglese ha conquistato il predominio assoluto nel nuovo grande mezzo di interconnessione planetaria: Internet. È probabile che non si tratti solo di un'egemonia temporanea (come è stato per il francese o per il latino in altre epoche storiche) ma del primo passo verso un'irreversibile «anglofonizzazione» di tutto il globo. L'affermazione di una lingua franca di massa pone problemi inediti non solo di ordine pratico, ma anche etico. &lt;strong&gt;Chi non è di madrelingua inglese deve fare grossi sforzi per impararlo, sottraendo tempo e denaro ad altre attività. E anche quando diventano fluenti, i non madrelingua si trovano comunque a fare i conti con un handicap comunicativo rispetto ai madrelingua. Per alcuni popoli (pensiamo soprattutto ai francesi) l'egemonia dell'inglese solleva inoltre delicate questioni di dignità e orgoglio nazionale: la lingua non è solo un mezzo di comunicazione, ma anche l'espressione di una determinata cultura, nel senso più ampio del termine. E l'anglofonizzazione rischia di portare con sé una vera e propria anglicizzazione culturale.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Da qualche tempo questi nuovi dilemmi di &lt;strong&gt;«giustizia linguistica»&lt;/strong&gt; sono oggetto di un interessante dibattito tra filosofi ed economisti. La diffusione di una lingua franca va considerata come un bene pubblico che avvantaggia tutti. &lt;strong&gt;Gli anglofoni madrelingua ne traggono molti benefici ma non partecipano ai suoi costi. Essi possono parlare con il mondo (fare affari, diffondere le proprie idee, godersi una vacanza esotica) senza sottoporsi alla fatica di apprendere la lingua franca.&lt;/strong&gt; Alcuni ricercatori francesi hanno stimato che padroneggiare l'inglese può richiedere fino a 10.000 ore di «fatica»: un bel risparmio di tempo per i madrelingua. Per finanziare i costi di apprendimento dell'inglese il governo di Parigi è costretto a spendere 100 euro pro capite all'anno più di quanto non debba spendere il governo di Londra per finanziare corsi di lingue diverse dall'inglese.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Se le cose stanno così, non sarebbe giusto chiedere agli anglofoni «nativi» di contribuire in qualche modo alla produzione di questo bene pubblico? Il filosofo belga Philippe Van Parijs ha recentemente suggerito alcune possibili strategie per realizzare una maggiore equità linguistica a livello globale.&lt;strong&gt;La strategia più ovvia è quella di imporre una «tassa» ai madrelingua, da versare in una sorta di cassa comune per sussidiare almeno parzialmente i costi di apprendimento dei non madrelingua.&lt;/strong&gt; La determinazione esatta del contributo e dei sussidi è però questione delicata. Imparare l'inglese consente a un francese di comunicare con un americano, ma anche con un giapponese o un russo che parlano anch'essi la lingua franca: non sarebbe giusto chiedere ai madrelingua di finanziare questa fetta del «bene pubblico», che riguarda i rapporti comunicativi fra popoli non anglofoni.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Inoltre l'apprendimento dell'inglese è più difficile per un cinese che per un francese (o in generale per un parlante di lingue indo-europee): dunque i cinesi dovrebbero ricevere un sussidio maggiore. Il ragionamento di Van Parijs è sottile e sofisticato. Tenendo conto di tutte le possibili correzioni, questo studioso azzarda una stima quantitativa per due paesi come Gran Bretagna e Francia: il contributo «equo» che il primo paese dovrebbe versare alla cassa comune è di 500 euro pro capite all'anno, mentre la Francia dovrebbe ricevere un sussidio di 25 euro pro capite.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Le probabilità che i governi dei paesi anglofoni accettino proposte come queste sono ovviamente bassissime. Van Parijs raccomanda però che il problema venga almeno sollevato nei vari «fori» di negoziato internazionale. Negli anni Ottanta Margaret Thatcher bloccò a lungo le decisioni della Comunità europea perché il Regno Unito pagava più di quanto riceveva da Bruxelles.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Forse gli altri leader europei avrebbero potuto ricordare alla Lady di ferro (e a Blair, il quale rinegoziò l'accordo nel 2005) che il Regno Unito trae un beneficio «linguistico» molto più elevato, anche sul piano finanziario, del suo saldo negativo verso il bilancio comunitario. Qualche commentatore britannico ha fatto osservare che l'adozione dell'inglese come lingua franca espone gli anglofoni anche a qualche svantaggio: ad esempio al rischio di essere «spiati» da chi intercetta le loro comunicazioni o «sfruttati» da chi fruisce gratuitamente di contenuti su Internet in inglese, magari violando le norme sul copyright.&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Questa obiezione ha fornito a Van Parijs lo spunto per una nuova proposta, forse più praticabile. &lt;strong&gt;I non madrelingua potrebbero essere compensati con norme sui diritti di proprietà intellettuale che prevedano sanzioni differenziate:&lt;/strong&gt; alte e stringenti per gli anglofoni «nativi», basse e lasche per i non madrelingua, i quali potrebbero così più facilmente attingere alla ricca produzione intellettuale degli anglofoni.&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Una sorta di esproprio legale? In parte sì, ma giustificato. Per usare l'efficace metafora di Van Parijs: se quando c' è una riunione bisogna sempre andare a casa del la stessa persona, è giusto che quella persona contribuisca ai costi di viaggio degli altri. Se non vuole contribuire, che almeno offra la cena. Se si rifiuta di offrirla, a questo punto gli altri hanno il diritto di servirsi dal suo frigorifero, anche senza permesso.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/22/Giustizia-linguistica#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/22/Giustizia-linguistica#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/9</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Il Ministero dell'Università vuole imporre l'inglese ai dottorandi</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/16/Il-Ministero-dellUniversita-impone-linglese-ai-dottorandi</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:0d79afd68a0e212ee4439eccdff72117</guid>
    <pubDate>Wed, 16 Jan 2008 12:05:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ecco l'ultimo documento adottato dal Ministero dell'Università italiano il 15 novembre scorso. Si tratta dello &quot;Schema di regolamento recante criteri generali per disciplina del dottorato di ricerca”, che può scaricare dal &lt;a href=&quot;http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx?doc=791&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;sito del MIUR&lt;/a&gt;, insieme a una nota esplicativa. Il Ministro lo ha presentato Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e adesso deve essere dibattuto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All'articolo 5, comma g, si dice
&lt;strong&gt;&quot;(Le università definiscono con propri regolamenti la disciplina delle scuole dei corsi di dottorato, prevedendo obbligatoriamente) la composizione della commissione esaminatrice per l’ammissione e la valutazione dei titoli, del curriculum, di un progetto di ricerca, della conoscenza delle lingue straniere e comunque dell’inglese&quot;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La portata di questo articolo è importante. L’inglese adesso vuole essere “imposto” dal Ministero a tutti i dottorandi, esso vuole diventare criterio discriminante su chi ha il diritto o no di fare scienza e ricerca, su chi può o meno iniziare la carriera accademica, a prescindere dalla disciplina scelta, sia essa fisica o storia del medioevo, a prescindere dalle competenze in altre lingue del candidato, viste come accessorie e quindi non necessarie. &lt;strong&gt;Perché questa scelta?&lt;/strong&gt; Perché non lasciare alle singole università la selezione dei criteri? È paradossale poi notare che la conoscenza dell’italiano non è nemmeno dichiarata come indispensabile, dato che non è prevista nessuna norma a riguardo nel documento in questione, con l’esito paradossale che, a parità di altre condizioni, uno studente britannico &lt;em&gt;ipso facto&lt;/em&gt; soddisfa tutti i criteri per accedere ai dottorati italiani, mentre un italiano che non sa l’inglese no.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’inglese quindi come lingua “obbligatoria” della comunicazione culturale e della ricerca, come dice Luciana Piré sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 10/1/2008. “Obbligatoria” si vuole per regolamento. Un processo che rischia di spingere ancora di più sull’inglese nella formazione universitaria e sul liceo. Le famiglie e i ragazzi si diranno: “ma allora, se per fare il dottorato &lt;em&gt;sono obbligato&lt;/em&gt; a sapere l’inglese, tanto vale studiare direttamente in inglese all’università”, e ancora “se per fare l’università &lt;em&gt;devo comunque&lt;/em&gt; sapere l’inglese, tanto vale studiare direttamente in inglese il più possibile anche al liceo”, e così via. Un processo su cui riflettere.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/16/Il-Ministero-dellUniversita-impone-linglese-ai-dottorandi#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2008/01/16/Il-Ministero-dellUniversita-impone-linglese-ai-dottorandi#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/7</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Prima le conclusioni, poi i dati</title>
    <link>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2007/11/13/I-dati-a-sostegno-delloligarchia-linguistica</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:6aecb5fca2f92d09ab04f7fff165b4da</guid>
    <pubDate>Sun, 13 Jan 2008 21:49:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Lepolitichelinguistiche</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Cari amici,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;forse la notizia è passata inosservata, ma è invece succulenta. In aprile la Commissione europea &lt;em&gt;&quot;ha adottato una comunicazione nella quale presenta un'indagine destinata a misurare le competenze degli studenti dell'UE nella prima e nella seconda lingua straniera apprese a scuola&quot;.&lt;/em&gt; Potete leggere il &lt;a href=&quot;http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/07/496&amp;amp;format=HTML&amp;amp;aged=0&amp;amp;language=IT&amp;amp;guiLanguage=en&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;comunicato qui.&lt;/a&gt;
L'obiettivo dell'indagine sulle competenze linguistiche fatta nella maggior parte dei paesi membri è di valutare &lt;em&gt;&quot;le conoscenze degli studenti al termine della scuola dell'obbligo. Nel primo ciclo di test, che dovrebbe svolgersi nel 2009, saranno misurate tre competenze (comprensione scritta, comprensione orale ed espressione scritta) &lt;strong&gt;nelle due lingue maggiormente insegnate in ciascuno Stato membro&lt;/strong&gt;, scelte fra le cinque lingue ufficiali complessivamente più insegnate a livello comunitario, ossia inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano&quot;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per gli economisti delle lingue è un'occasione ghiottissima: nel 2009 si potrà usufruire di una banca dati fresca per divertirsi a fare calcoli e stime. &lt;strong&gt;Ma c'è un trucco.&lt;/strong&gt; Leggete bene: i dati verranno raccolti solo per le &quot;&lt;strong&gt;due&lt;/strong&gt; lingue maggiormente insegnate in ciascuno Stato membro&quot;. Cosa significa questo? Non sarà che lo scopo dell'inchiesta è di fornire un supporto per la politica linguistica implicita della Commissione, ovvero promuovere l'oligarchia inglese-francese-tedesco? Notate, lapsus, che nella comunicazione le lingue sono messe proprio in quest'ordine, non in ordine alfabetico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Basta infatti dare un'occhiata ai dati &lt;a href=&quot;http://www.eurydice.org/portal/page/portal/Eurydice&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Eurydice&lt;/a&gt; per rendersi conto che inglese, francese e tedesco sono &lt;em&gt;già&lt;/em&gt; le tre lingue più insegnate nella maggioranza  dei casi (con l'eccezione importante della Francia, se non sbaglio, dove lo spagnolo è secondo). Limitare la raccolta dati alle prime due lingue fra le 5 menzionate, quindi, significa di fatto raccogliere dati solo per inglese, francese e tedesco. &lt;strong&gt;Quale sostegno empirico migliore per sostenere la tesi che il modello dell'oligarchia linguistica è la politica linguistica più in linea con le &quot;reali&quot; competenze dei giovani cittadini europei?&lt;/strong&gt; Che sia uno di quei casi in cui le indagini sono state concepite e condotte per trovare i dati necessari a giustificare politiche già pianificate prima che la raccolta dei dati avvenga? Vi sono dei paesi dove il russo o l'olandese sono lingue straniere importanti nell'insegnamento, ma essi per l'appunto sono esclusi dalla lista delle 5 lingue... Nella nota a piè di pagina, per fortuna, si dice: &lt;em&gt;&quot;Lo strumento di valutazione sarà messo a disposizione di tutti i paesi che desiderino misurare le competenze linguistiche in lingue diverse dalle cinque menzionate&quot;.&lt;/em&gt; Ma perché metterlo a piè di pagina? Perché non rendere obbligatoria in ogni caso la raccolta dati per tutte le lingue? Sarebbe una base dati più completa. È una cosa importante. Che dire se si scoprisse, ad esempio, che i bulgari che imparano il russo hanno in media risultati molto più alti di quelli che imparano il tedesco?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vi è poi un secondo punto che va considerato. Le lingue straniere sono generalmente insegnate in modo sfasato, per peridi di tempo diversi. E poiché la lingua straniera insegnata per &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;più a lungo&lt;/em&gt; è spesso l'inglese, non ci stupiremo di constatare che la competenza media in questa lingua sarà più alta delle altre. L'obiettivo della Commissione (lingua madre + 2) non è ancora la prassi, dato che, cito a memoria, gli stati dell'Unione insegnano in media 1,4 lingue straniere. Si tratta quindi di un obiettivo di lungo termine. Qui sta un potenziale effetto boomerang che la Commissione sottovaluta: se i dati non vengono ponderati per il numero di anni d'insegnamento, gli apostoli dell'anglofonia faranno di tutto per leggerci un bilinguismo di fatto (o quantomeno tendenziale) delle giovani generazioni di europei, e predicheranno a maggior ragione l'inutilità del multilinguismo.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2007/11/13/I-dati-a-sostegno-delloligarchia-linguistica#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/post/2007/11/13/I-dati-a-sostegno-delloligarchia-linguistica#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://lepolitichelinguistiche.cafebabel.com/it/feed/atom/comments/2</wfw:commentRss>
      </item>
    
</channel>
</rss>