Perché Orban deve tenere duro
By Lepolitichelinguistiche on Wednesday, February 27 2008, 15:43 - Permalink
Cari amici,
Noi europei forse non ce ne rendiamo conto, ma il mondo ci guarda. Mentre nei vari paesi d'Europa si fa un gran parlare di inserire più inglese nelle scuole, nelle università e nel mondo del lavoro "per essere competitivi nel mercato globale", negli paesi anglofoni invece guardano con interesse (e preoccupazione) proprio al multilinguismo europeo. Perché? Perché si rendono conto che l'egemonia della loro lingua potrebbe essere un boomerang qualora gli europei continuassero ad appoggiare una forte politica multilingue che doti ogni cittadino europeo della conoscenza di 2 o anche 3 lingue straniere. Il Rapporto Maalouf su multilinguismo e dialogo interculturale, ha avuto eco anche in Australia, dove iniziano ad interrogarsi sulla necessità di cambiare la politica linguistica in una direzione più multilingue. In Gran Bretagna, il Times, pubblica un articolo , in cui si denuncia la decisione del governo britannico di tagliare le lingue straniere dalla scuola dell'obbligo. Presto, si paventa, la Gran Bretagna avrà difficoltà a trovare traduttori. Perfino negli Stati Uniti la questione della diversità linguistica sta guadagnando spazio, in chiave per ora nazionale, ovvero relativa alla questione della minoranza ispanica. I canditati del partito democratico parlano già di politiche multilinguistiche per evitare la discriminazione linguistica. Forse anche gli americani un giorno "si apriranno al mondo" e inizieranno a imparare le lingue straniere (cosa che alle orecchie di un europeo suona quantomeno singolare, visto che in Europa "aprirsi al mondo" significa quasi esclusivamente imparare l'inglese). Ecco perché l'Unione europea deve continuare ad appoggiare senza mezzi termini l'apprendimento di più lingue:
- Si fornisce un esempio agli altri continenti, offrendo un modello ideologico e pratico alternativo di politica linguistica.
- Si crea una generazione di poliglotti che potrebbero avere un vantaggio comparato sui monoglotti anglofoni (a patto che degli spazi di comunicazione multilingue siano garantiti).
- Si sviluppa un'industria e una conoscenza della gestione della diversità linguistica (gli europei sono all'avanguardia in materia di traduzione automatica)
- Permette di trovare eco e sinergie a livello internazionale, per esempio a livello di ONU/Unesco.
Comments
Amo molto la lingua inglese, ciononostante il "feudalesimo" linguistico che essa impone al mondo a volte mi sembra stancante.
Penso anche che amare una lingua straniera non debba per forza significare snobbare la propria. L'italiano -per l'appunto- mi sembra venga "corroso" quotidianamente da troppi termini "cool" anche quando sono francamente inutili!
Trovo strano il contrasto esistente fra la grande fierezza linguistica di un Francese o un Inglese -che spesso pensano di bastarsi da soli rispetto al mondo- e la quasi totale sudditanza degli altri paesi nei confronti dell'Inglese. Quello che ho appena letto in qualche modo conferma il mio pensiero.
Circa l'inserimento di più ore di inglese nelle scuole... mi sembra che il vero problema di tantissimi studenti sia la scarsa conoscenza della propria lingua, della grammatica italiana in primis. Sarei per un sistema educativo più serio e competente. I concorsi di stato per l'insegnamento si basano in buona parte, su test di cultura generale tutt’ altro che specifici sulla lingua e la grammatica che si andranno ad insegnare, e chi ha la fortuna di ricordare ciò che studiava alle medie ha il posto garantito, quindi si ritrova davanti a una classe, senza nessuno che lo orienti o che controlli in qualche modo la qualità del suo operato, e poi ci si rimane male nel leggere su quotidiani di tutto rispetto come “La Repubblica” che l’Italia è piena di laureati ignoranti!
Ma senza troppo divagare, torno all'aspetto che più mi ha colpito dell'articolo: Se davvero l'Inghilterra rinunciasse alla possibilità di formare i ragazzi in termini plurilinguistici e quindi pluriculturali, sarebbe un clamoroso auto-goal per loro.
L’Europa è in fase di costante apprendimento linguistico, quindi si avrebbe nel tempo, nel breve tempo, una sorta di colonialismo al contrario. Scegliere di non imparare equivale a rendersi meno autonomi, e le figure professionali mancanti, l'Inghilterra dovrebbe prenderle altrove. Non troppo male in termini egoistici, giacché io studio lingue, e tutto questo per me si tradurrebbe in lavoro, ma qual è il senso di quella scelta? Faccio fatica a capire. In cambio concordo pienamente con l'autore del testo che ho appena letto, perché la lingua è ricchezza - non solo economica- ed è il caso di prenderla sul serio, soprattutto ora che uniti nell' Europa, possiamo avere voce in capitolo sulla storia e i suoi andamenti.
grazie.