Annuncio di un suicidio culturale
By Lepolitichelinguistiche on Monday, June 2 2008, 15:47 - Permalink
Cari amici,
il 24 maggio scorso è apparso su Repubblica un importante articolo di Salvo Intravaia, dal titolo "Per l'inglese la scuola non basta e i costi arrivano a 20 mila euro". L'articolo è importante perché sembrerebbe preparare il terreno per una serie di misure in favore del rafforzamento dell'inglese che il nuovo governo, e in particolare il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, probabilmente non tarderà a mettere in atto.
Il primo passo temiamo sarà l'abolizione del doppiaggio in TV, come avevo annunciato precedentemente. Ma non è tutto. Secondo Intravaia, la politica linguistica italiana per imporre l'inglese deve essere ancora più decisa: Intravaia, imbeccato da Claudia Beccheroni, suggerisce che si deve intervenire al più presto su "libri e giornali in inglese, biblioteche specializzate e internet, che offre anche i corsi on line. Ma soprattutto il CLIL (Content and language Integrated Learning): lo studio a scuola di una disciplina in inglese". L'articolo purtroppo è un miscuglio di ideologia e di propaganda. Al culmine del masochismo culturale Intravaia ci dipinge un'Italia in cui televisione, giornali, scuola, libri, tutto sarà in inglese, e per il bene dei più poveri! Si noti inoltre che le persone che sono state intervistate tipicamente lavorano nel ramo dell'insegnamento dell'inglese, per esempio il British Council con Emanuela Sias e il Trinity Italia con Claudia Beccheroni.
È inoltre da notare il tono piuttosto allarmistico adottato da Intravaia: "Intanto, gli italiani restano indietro. L'ultima indagine Eurobarometro (2006) sulla conoscenza delle lingue straniere condotta dalla Commissione europea è impietosa: l'Italia è al terzultimo posto tra i paesi dell'Ue a 25". Nessuno fa notare che le riforme scolastiche prendono molto tempo prima di avere effetti sensibili. Inoltre, si citano come contro-esempi casi ad hoc, cioè quelli del Lussemburgo, Slovacchia, Lettonia e Svezia, cioè tutti piccoli paesi, dove spesso si parlano lingue degli ex paesi coloniali (russo in Lettonia) o dei paesi vicini (francese e tedesco in Lussemburgo e ceco in Slovacchia), senza affrontare minimamente il problema dell'egemonia linguistica (l'autore, infatti, si dimentica di dire che sono proprio i paesi anglofoni a essere ultimi nelle classifiche!)
Infine, non possiamo non notare il messaggio subliminale che si vorrebbe far passare, vale a dire che chi si oppone all'anglificazione di TV, scuole ed editoria danneggia i poveri, perché solo i ricchi possono permettersi viaggi all'estero! Invece di capire che il problema è l'egemonia dell'inglese, si continua a scambiare la vittima con il carnefice e a non capire che è il sistema internazionale di comunicazione ad essere ingiusto e iniquo, non gli italiani ad essere stupidi e somari.
Comments
Ciao!beh, sono senz'altro d'accordo quanto al rischio anglificazione, ma non penso che sia un problema che l'Italia possa risolvere da sola...le origini sono complesse quanto le possibili soluzioni.
Dunque stupidi no, ma somari si,e svogliati anche, perchè basterebbe un'estate a lavorare all'estero per imparare una lingua ( e qui la classe sociale non ha alcuna rilevanza). Ci rimbocchiamo le maniche??? 
L'unica cosa certa è che facciamo sempre una magra figura all'estero: da Parigi vedo che tutti quelli che vengono a trovare i miei amici Erasmus sono in grado di sostenere conversazioni in più lingue...i miei di amici hanno difficoltà a farsi capire oltre la linea gotica
Sono d'accordo con lo spirito di questo intervento. Ormai non se ne può più, ci vogliono trasformare in una colonia...
Oramai siamo già una colonia, purtroppo.
Gli americani hanno basi militari sul nostro territorio e possono permettersi di fare ciò che gli fa comodo.
Il nostro governo ad ogni chiamata da oltre oceano abbassa la testa e risponde signorisì.
Le televisioni sono piene di notizie più o meno interesssanti da America ed Inghilterra, dimenticando che esiste anche un altro mondo.
Il prossimo passo, dopo averci abituati a stili di vita anglosassone, sarà il prograssivo passaggio alla lingua inglese.
è triste a dirsi, ma adesso un indiano è più cittadino europeo di un italiano dato che già é stato colonozzato da tempo dall'impero britannico.
;-(
Almeno loro sono stati conquistati cono le armi
Sono completamente d'accordo con Leucotea: somari gli italiani lo sono eccome. Attenti a distinguere colonizzazione culturale (che parolone) e apprendimento delle lingue che deve restare un obiettivo e che è un indicatore del grado di apertura di un paese sul mondo. Tant'è che lo "spirito" di questo post non fa altro che confermarmi la brutta aria che tira in Italia: aria di catenaccio
Un mio intervento sulla questione lo trovate qui:
http://eurogeneration.cafebabel.com...
Quanto alle basi Usa, caro Joder, mi viene da esclamare proprio "joder"! Forse qui, oltre alle lingue, va ripassata un po' la storia: gli americani sono venuti in Europa - non solo in Italia - per liberare il continente da Nazismo e Fascismo. Senza di loro staremmo ancora come tanti pecoroni ad adorare il Duce e forse tanti puristi della lingua sarebbero contenti di chiamare "spaccio" un bar.
Adriano, attenzione a non fare confusione. In Italia non si respira affatto aria da catenaccio. Si respira aria da colonia. Imparare le lingue è sacrosanto e va favorito. Ma in Italia DELLE lingue non interessa a nessuno (nemmeno della lingua italiana), perché si parla SOLO di inglese. È questo il rischio, infatti, che noi denunciamo. La politica linguistica italiana non solo non prende nessuna misura per porre rimedio ai più smaccati casi di discriminazione linguistica contro i propri cittadini (per esempio contro la politica del Politecnico di Torino, leggi in questo blog più sotto), ma non fa nemmeno nulla per promuovere le altre lingue europee (vedi l'infamissimo articolo 25, leggi sotto in questo blog). L'unica cosa che preme ad alcuni politici e intellettuali è imporre l'inglese, costi quel che costi. Appunto, una politica neo-coloniale.
Tutto giusto, ma in questa ITALIA immobile e TELEVISIVA (la vera data di fondaione dell'Italia moderna è il 3 gennaio 1954, quando la RAI ha iniziato le trasmisioni), se si ABOLISSE il DIOPPIAGGIO in TV sarebbe una grande RIVOLUZIONE! Per me positiva. L'inglese poi ha il pregio di essere una lingua BASTARDA, un po' scandinava, un po' celtica un po' latina, un po' germanica, ...
Caro Maurizio. Non sono d'accordo. Non vedo nessuna necessità di abolire il doppiaggio. Se uno vuole vedere i film in inglese può guardare la BBC (che offre un servizio di sottotitoli in italiano). Internet, parabole e TV via cavo ormai costano poco. Non c'è bisogno di anglificare la nostra TV pubblica. Sarebbe ingiusto e antidemocratico, visto che la maggioranza della popolazione non sarebbe in grado di guardare la TV.